Arcille ed i suoi dintorni

Arcille

La frazione di Arcille è situata nella parte meridionale del territorio comunale, nel pianetto di Sant’Antonio, un’area pedecollinare al limite est della piana di Grosseto, nella Maremma. Il paese sorge sulla riva destra del fiume Ombrone, in un punto pianeggiante lungo l’omonima valle; a sud è delimitato dal corso del torrente Trasubbie, che va a immettersi nell’Ombrone poco distante, e che segna il confine con il comune di Scansano. La frazione confina ad ovest con Istia d’Ombrone, e quindi con il comune di Grosseto, a nord-ovest con Marrucheti, a nord con Campagnatico, ad est con Polveraia e Baccinello, a sud con Preselle. Il centro abitato dista circa 12 km dal capoluogo comunale e poco più di 13 km da Grosseto. Il toponimo Arcille deriva dalle piccole fortificazioni (arcillae) che si trovavano lungo la strada che va a Cinigiano a difesa di viandanti in epoca romana. Per secoli area rurale scarsamente abitata, la frazione si è sviluppata solamente nel corso del XX secolo, a seguito della completa bonifica della pianura maremmana e della riforma agraria avviata nel 1951.

Le colonne della Sabatina

  Le Colonne della Sabatina, note anche come Castello della Sabatina, si trovano nelle campagne all’estremità sud-orientale del territorio di Campagnatico, tra i paesi di Arcille e Baccinello. Giunti ad Arcille e dirigendosi verso Baccinello, a distanza di qualche chilometro, dopo una lunga discesa, si noterà, a sinistra, un lungo viale alberato fiancheggiato, appunto, da pini marittimi: è la strada che conduce alle “Colonne della Sabatina”. Qui si rifugiò il conte Guido di Montfort, nipote di Enrico III d’Inghilterra. Il conte Guido, per vendicare un’offesa subita dalla sua famiglia durante la Battaglia di Evesham, uccise barbaramente suo cugino Enrico di Cornovaglia che si trovava nella chiesa di S. Silvestro, a Viterbo. Per questo motivo venne scomunicato dal Papa perché aveva commesso il delitto in un luogo sacro. Dopo la scomunica, Guido di Montfort si rifugiò alle Colonne della Sabatina dove viveva suo suocero, il conte Ildebrandino degli Aldobrandeschi. Assolto dalla scomunica, tornò al servizio di Carlo d’Angiò e morì imprigionato a Messina. Dante Alighieri collocò Guido di Montfort tra gli assassini del VII cerchio (Inferno XII secolo). Del Castello della Sabatina, che fu di proprietà di San Galgano fin dal XIII secolo, rimangono due monconi di mura: grossi blocchi squadrati di circa quattro metri di altezza che delimitavano una porta in pietra. Poco distante dalle colonne si trova la fattoria della Sabatina che appartenne alla famiglia Sergardi di Siena. Sul prospetto principale della fattoria si può notare lo stemma della famiglia senese. La fattoria fu espropriata dall’Ente Maremma e la casa padronale ad essa annessa, per qualche tempo, è stata adibita a “scuola elementare”. Nei dintorni si ergono tondeggianti colline tra le quali una con una caratteristica forma a piramide da cui si può ammirare un suggestivo paesaggio rurale. Percorrendo di nuovo il viale costeggiato di pini, si torna sulla strada principale e svoltando a sinistra ci si dirige verso Baccinello dove si potrà visitare il Borgo Minerario.


The Columns of Sabatina, also known as Castle of Sabatina, are in the countryside in the south-east extremity of Campagnatico, between the villages of Arcille and Baccinello. On the road between Arcille and Baccinello, after some kilometres, turning on the left, there is a tree-lined avenue, where you can see some maritime pines: it’s the road leading to the Columns of Sabatina. Here, the Count Guido of Montfort, nephew of Henry III of England, found shelter. Driven by revenge, the Count killed his cousin Henry of Cornwall, whom at the time was in the church of S. Silvestro, in Viterbo. After this episode, Guido was excommunicated by the Pope for committing a murder in a sacred place. Then, Guido found shelter at the Columns of Sabatina, where his father-in-law, the Count Ildebrando of Aldobrandeschi, lived. Acquitted from his excommunication, he went back to Carlo d’Angiò, and he died in prison in Messina. Dante Alighieri put Guido of Montfort among the murderers of the VII circle (Inferno XII century). Only two portions of walls of the Castle of Sabatina are left: about four meter high, big squared blocks which once delimited a stone door. Near the Columns, there’s the Sabatina farm, that belonged to the Sergardi family from Siena. On the front side of the farm you can see the crest of the family. The farm was dispossessed by the Ente Maremma, and the attached master’s house was used as an elementary school for a while. In the area, there are some hills, and one of them has a peculiar pyramid shape. From there you can admire a suggestive rural landscape. Going back to the pine-lined avenue and turning left on the main road, we travel toward Baccinello, where we can visit the Borgo Minerario.


Sticcianese

Quando da Arcille ci si dirige verso Baccinello, percorsi pochi chilometri, sulla destra si può notare un piccolo ma suggestivo nucleo abitato, una volta fattoria “ La Sticcianese”. Questa è stata costruita nel XIX secolo e vi si trova annessa la Cappella di San Filippo Apostolo. L’annesso rurale a cui è inglobata la cappella, risale all’inizio dell’ Ottocento. Sulla facciata, costruita in laterizio, si nota un portale ad arco ed il rosone, mentre sul retro si può osservare un curioso campanile a vela. La cappella ha una copertura piana e vi è un unico altare con il quadro di San Filippo Apostolo di moderna fattura.


When going from Arcille to Baccinello, after a few kilometres, on the right you can see a small but suggestive built-up area, once known as the farm “La sticcianese”. This was built in the XIX century and here there is the attached chapel of S. Philip Apostle. The rural building that includes the chapel dates back to the beginning of the XIX century. On the front side, built with clay-brick, you can see an arc and the rose window, while on the back you can see a peculiar bell-gable. The chapel has a plain roofing and there’s only one altar, with the modern portrait of S. Philip Apostle.


Granaione

Un’altra fattoria che risale alla seconda metà dell’Ottocento, è quella di Granaione. Il nome indica con chiarezza la fertilità del terreno di questa zona: zona da grano. La tenuta è un grosso edificio che non presenta particolari caratteristiche architettoniche. Oggi, ristrutturata, è adibita a nuclei abitativi (appartamenti). Di fronte vi si trova una chiesetta fatta costruire nel 1938 dalla famiglia Piccolomini. La chiesa, piccola e graziosa, è arricchita da un bel quadro che, nonostante la sua modernità, ha un “vago sapore” di scuola senese: rappresenta la Madonna col Bambino e, sullo sfondo, la piana del Granaione. La chiesa è dedicata a S. Anna, patrona delle partorienti e dei trebbiatori. In onore di S. Anna, il 26 luglio, viene celebrata una festa religiosa che si conclude con una cena all’aperto organizzata dalle persone del posto. Davanti alla chiesa una lapide in marmo, risalente al 1953, ricorda i caduti di Granaione nella guerra. Proprio all’incrocio tra la strada provinciale cinigianese e la strada privata che porta nella piazza di Granaione si trova una bella immagine, in ceramica, che sembra quasi dare il benvenuto a chi arriva o passi per Granaione.


Another farm that dates back to the second half of the XIX century is Granaione. The name indicates the fertility of the land in this area: a wheat area. The farm consists of a big building without specific architectural characteristics. Today the farm is restructured and turned into an apartment building. In front of the farm, there is a small church built in 1938 by the Piccolomini family. The church, small and pretty, is enriched by a small portrait which, although modern, reminds of the senese school: it represents the Madonna with the Baby, and, in the background, the land of Granaione. The church is dedicated to S. Anna, patron of the women in labour and of the threshers. In honour of S. Anna, on 26th July, there’s a religious celebration that ends with an open air dinner, organised by the locals. In front of the church, a marble commemorative plaque, dating back to 1953, remembers the people of Granaione fallen during the war.


Borgo minerario Baccinello

Baccinello è una frazione del comune italiano di Scansano, nella provincia di Grosseto in Toscana. Nasce come piccolo centro minerario nei primi decenni del Novecento e cresce con l’attività di estrazione di lignite di cui è ricco il sottosuolo. La miniera di lignite è stata chiusa attorno agli anni sessanta. Il 2 agosto 1958 due minatori della zona, Boccalini Enzo e Giustarini Azelio, scoprirono un reperto fossile, eccezionale: lo  scheletro completo di una scimmia antropomorfa della specie Oreopitechus Bambolii, oggi conservato al Museo di Paleontologia dell’Università di Firenze. Per questa scoperta, il paese diventa famoso in tutto il mondo. Questo scheletro  fu battezzato con il  nomignolo amichevole di “Sandrone” dai minatori che collaborarono al recupero del fossile. Le ipotesi che l’Oreopitechus potesse essere un ominide, ovvero un primate fossile legato all’uomo, portò la stampa mondiale ad occuparsi della questione e quotidiani come il New York Times e l’Herald Tribune gli dedicarono spazio sulle prime pagine.


Baccinello is a hamlet of the municipality of Scansano, in the Grosseto province in Tuscany. It was born as a small mining centre in the first decades of the XX century and it grew with the activity of extraction of lignite, of which the territory is full. The lignite mine was closed in the ‘60s. On 2nd August 1958 two local miners, Enzo Boccalini and Azelio Giustarini, found an exceptional fossil: the complete skeleton of an anthropomorphic monkey of the Oreopitechus Bambolii species. Today the skeleton is in the Paleontological Museum of the University of Florence. Thanks to this discovery, the village is famous all over the world. The skeleton was baptised with the friendly nickname “Sandrone”, in honour of the miners who collaborated to the fossil’s recovery. The hypothesis that the Oreopitechus could be a hominid rather than a primate linked to mankind lead the world media to talk about the matter, and newspapers such as the New York Times and the Herald Tribune dedicated their front pages to this subject.


Parco archeologico sperimentale “Gli Albori”

Nel Comune di Campagnatico, in località Granaione, su un immenso colle, si trova l’agriturismo S.Caterina, un vero e proprio punto di riferimento per chi ama la buona tavola, la natura e soprattutto la storia.  Qui si trova ,infatti, il laboratorio sperimentale e archeodromo “Gli Albori”, visitato ogni anno  da molti studenti di ogni ordine e grado di scuola, provenienti da ogni parte d’Italia.  I ragazzi vengono accolti dall’esperto archeologo Riccardo Chessa e subito coinvolti in attività pratiche da svolgere sia nel museo-laboratorio che all’aperto: scheggiare la selce, accendere il fuoco con antiche tecniche, macinare il grano e lavorare l’argilla. E’ possibile anche visitare l’archeodromo, una fedele ricostruzione di un villaggio preistorico.  Sui vari terrazzamenti si trovano abitazioni che vanno dall’età del bronzo alla civiltà etrusca. Ogni capanna è stata ricostruita secondo le tecniche costruttive dell’epoca di appartenenza. All’interno vi sono suppellettili, recinti per gli animali, il soppalco dove conservare le provviste  e oggetti come il forno e il telaio per la tessitura,  che fanno rivivere al visitatore attimi della vita quotidiana di quel tempo. All’interno del parco vi è anche la simulazione di uno scavo archeologico che permette ai bambini di svolgere attività finalizzate alla comprensione del mestiere dell’archeologo. Agli Albori è possibile anche svolgere altre attività quali il tiro con l’arco e il corso di falconeria.


In the municipality of Campagnatico, in the area of Granaione, on a big hill there is the Agriturismo of S. Caterina, a true point of interest for the lovers of good food, nature and especially history. Here, in fact, there is the experimental laboratory and archaeological site “Gli Albori”, which is visited every year by a lot of students from all over Italy. The students are welcomed by the archaeology expert Riccardo Chessa and immediately engaged in practical activities in the laboratory-museum and also outside: they can chip the flint, make a fire with ancient techniques, grind the wheat and work the clay. It’s possible to visit the archaeological site, a faithful reconstruction of a prehistoric village. On the terracing there are houses that go from the Bronze Age to the Etruscan civilization. Each hut was made with the ancient techniques of the corresponding era. Inside there are furnishings, paddocks for the animals, the mezzanine where supplies like the oven and the loom are preserved, all of which let the visitor see the everyday life of the time. In the park there is a simulation of an archaeological site that lets the children do activities finalized to the understanding of the archaeologist’s work. In “Albori” it’s also possible to do other activities such as archery and falconry.